Capro espiatorio e fine del sionismo: una lettura antropologica del conflitto contemporaneo.
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Il sionismo è finito. È un progetto laterale del colonialismo inglese rifondato sull'uso strumentale del massacro novecentesco a giustificazione di quella "matta bestialitate" che Tommaso risagoma dal testo evangelico stante la mediazione aristotelica, e che il Virgilio dantesco mette mirabilmente a nostra disposizione in Inferno XI.
È finito perché è impunito, è moribondo perché trionfa, è spacciato perché trionfando ha firmato la propria condanna a morte.
È finito perché il sacrificio di Cristo ha mostrato l'innocenza della vittima. Sul Calvario il meccanismo satanico dell'indistinzione mimetica contro il capro espiatorio si è reso evidente, e nessuno, da allora, può più prescindere da questo fatto: la vittima è innocente, e i persecutori "non sanno quello che fanno".
Impossibilitati a riconoscere la propria ferocia da un incantamento che ha sede, probabilmente, nei nostri neuroni-specchio.
Il cammino compiuto da questa lapalissiana verità lungo l'arco della storia non si è certo concluso, i cristiani stessi sono stati a lungo grandi persecutori, la tecnologia moderna è un amplificatore tremendo di meccanismi vittimari e di processi di azzeramento psicologico per cui gli esseri umani diventano folla perdendo la loro complessità psichica e morale, indirizzando il loro odio verso le vittime designate dal potere. È così che abbiamo sempre risolto le tensioni sociali.
La novità è la croce: la vittima è innocente, ergo il meccanismo di risoluzione dei conflitti a mezzo del capro si inceppa, e le tensioni sociali non si risolvono. Non è una questione mistica o miracolistica, è un dato antropologico derivato dallo studio del comportamento umano.
Se le tensioni non si risolvono, le faide continuano, travalicano i secoli. E però il vecchio metodo non si può più utilizzare.
Nessuno scorderà questi giorni. Un nuovo ordine, molto al di là dal venire, dovrà occuparsi di acquietare questa enorme onda di odio, di sgomento, di terrore e di disprezzo che in tutto il mondo si propaga contro questo progetto criminale del sionismo.
Bisognerà fermare la sete di vendetta, un ordine fondato sulla giustizia avrà il compito di andare alla radice. Di liberare, innanzi tutto, sette milioni di persone da un incantesimo razzista, suprematista e assassino. Da almeno vent'anni, centinaia di migliaia di bambini vengono educati al disprezzo di altri esseri umani, le scuole elementari di Israele hanno obbligato i loro studenti a recepire la torsione ridicolmente letteralista di una religione compiutamente di pace: la Bibbia ebraica è stato il primo testo occidentale a far palesare il meccanismo persecutorio. Certo, è un testo pieno di contraddizioni, ma in nessun modo può essere usato a giustificazione del progetto sionista.
Avrò visto centinaia di video che mostrano ragazzi e ragazze israeliani entusiasti di decimare i palestinesi secondo un computo proporzionale eccedente anche rispetto a quello nazista, "tanto non sono umani".
Interrompere il progetto, disvelare il meccanismo persecutorio ai propri stessi abitanti, permettere uno scivolo, depopolare gran parte degli insediamenti, e chi rimanga, che viva in pace, come ai tempi dell'Impero Ottomano in cui tante piccole comunità di ebrei di Palestina prosperavano nella concordia.
Se ciò non avverrà, arriverà la vendetta, e sarà ancora peggiore. L'asse del potere del mondo sta cambiando anche troppo in fretta.



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