Iran, USA e Israele: La Crisi che Può Cambiare il Mondo
- 12 mag
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Ora, è presto detto: non si sa se l'Iran abbia la capacità di arrivare automaticamente a quel livello di arricchimento in tempi rapidi. Ma nell'ipotesi che abbiano non solo le conoscenze teoriche (che diamo per scontato) ma anche il know-how pratico per procedere senza intoppi, per passare dal 60% al 90% ci vuole relativamente poco.
Molto meno che per passare da uranio naturale U 238 a quello arricchito. Già buona parte degli isotopi intermedi sarebbe stata separata prima.
Quindi il programma di arricchimento ulteriore potrebbe richiedere - secondo vari esperti - da pochi giorni a qualche settimana. Dipende da quante centrifughe disponibili si ha.
Dopo di che la "bomba" non è pronta. Serve un altro tipo di sviluppo e implementazione dell'ordigno o della testata, il suo innesco, la scelta dei materiali adatti. Non c'è una ricetta fissa e ogni Stato può sviluppare con i suoi ingegneri la sua. Ma non è uno scherzo e va testata. Certo poi vi sono delle variabili: chissà che l'Iran non abbia già pensato a questo? O che magari qualcuno (Mosca?) non possa dare una mano (personalmente lo escludo, ma come ipotesi di scuola va presa in esame).
Ma non credo che si arriverebbe a questo punto, perché la dirigenza iraniana dovrebbe risolvere il problema della fatwa che rende inagibile l'opzione militare. Un problema legale che la Repubblica Islamica dovrebbe prima risolvere.
Tuttavia si tratta di processi che potrebbero nel giro di pochi mesi portare l'Iran ad avere circa 6 testate nucleari degli stessi kilotoni della bomba di Hiroshima. l'Iran ha circa 440 kg di U arricchito, considerando che Fat Boy caricava 64 kg di esplosivo nucleare, la stima potrebbe essere quella. Oggi sarebbero testate "tattiche" ma su un Paese estremamente concentrato e senza profondità come Israele avrebbero un effetto più che sufficiente a impedire che lo Stato stesso possa continuare a esistere come realtà funzionante.
Potrebbero però essere impiegate anche contro la flotta americana. Non servirebbe in quel caso un colpo di precisione "da crociera". Lanciato anche con un "errore" di sette o otto chilometri (la distanza che una portaerei a velocità di fuga potrebbe coprire ragionevolmente, ma dipende da molti fattori, tipo di missile, distanza, velocità, precocità del rivelamento), l'onda d'urto sarebbe comunque in grado di fare danni sensibili.
Mi riferisco a uno scenario da "esplosione Baker" (il secondo test alle isole Bikini), quello in cui la detonazione nucleare fu fatta sotto l'acqua e non in aria. In quel caso la colonna d'acqua altissima e l'onda generata potrebbero distruggere diverse navi nel raggio di 1-3 km, mentre nel raggio di 5-6 km potrebbero fare danni significativi ma del tutto distruttivi (nel caso storico mi pare fosse un ordigno di 23 kilotoni, come due bombe di Hiroshima).
Questo scenario deve però tenere conto del fatto che l'effetto più grave, e non eludibile, sarebbe dato dal fall out nucleare. La vaporizzazione di masse d'acqua radioattiva si estenderebbe per un raggio ancora maggiore. Il test di Bikini serviva proprio a capire questo. Gli equipaggi sarebbero comunque colpiti da esposizione radioattiva, e le navi sarebbero contaminate, restando così ormai inutilizzabili.
Gli Stati Uniti verrebbero ad avere due portaerei in meno.
Ovviamente è ragionevole che L'Iran anche potendo, non faccia nulla di tutto questo. Autorizzerebbe gli Stati Uniti a fare altrettanto. Tuttavia è sufficiente, si ritiene, la deterrenza.
Del resto abbiamo già visto che la Corea del Nord, pur non potendo minacciare di distruzione gli interi USA, e avendo un arsenale molto più piccolo paragonato a quello degli Stati Uniti, non viene fatto oggetto di bullismo militare da parte dei soliti eroi a stelle e strisce.
Questa mossa potrebbe essere il gambit con cui l'Iran chiude la partita in parità (in realtà una vittoria nettissima).
Considerando che agli USA potrebbero servire mesi per piegarne la resistenza con attacchi aerei e che anche il blocco potrebbe non fare sentire i suoi effetti se non dopo almeno tre mesi, stando a una fonte di intelligence che ha riferito al WSJ, allora lo scenario sarebbe in linea con i tempi realistici (o quanto meno non impossibili) per permettere all'Iran di dotarsi di testate nucleari.
E se, cine qualcuno crede, i Pasdaran hanno preso il comando senza più controllo politico o della Guida Suprema, potrebbero già aver iniziato a farlo. In questo caso i tempi sarebbero ancora più favorevoli.
Certo ci sono molti se. E qui abbiamo semplificato molto, per esigenze argomentative. Ma chi è riuscito ad arricchire al 60% non ci mette molto ad arrivare al 90, e oltre. Questo deve essere chiaro.
E ora per la prima volta fonti ufficiali iraniane hanno cominciato a usare questa opzione come leva negoziale. Fra l'altro potrebbe essere questa una via di uscita, ma non certo onorevole per Trump che in questo modo, eterogenesi dei fini, con le due azioni da scemo con più colesterolo che cervello, sarebbe riuscito a ottenere proprio ciò che dichiarava di non volere: un Iran armato con armi nucleari.



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