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Trump contro il Papa: lo scontro che può costargli la presidenza.

  • 15 apr
  • Tempo di lettura: 5 min

“Trump ostaggio di fanatici evangelici (e sionisti), una bolla che lo farà perdere”

Cristiani USA contro Trump per la sua immagine sovrapposta a Gesù e le parole contro il papa: si va verso una débâcle a midterm e forse verso l'impeachment

Un presidente fuori controllo, in balìa delle sue risposte istintive contro chi si permette di criticarlo. Fosse anche il Papa. L’attacco di Trump a Leone XIV, definito debole e incapace di tenere una linea adeguata nella sua “politica estera”, però stavolta rischia di lasciare il segno più di altre volte. Può avere delle ripercussioni, spiega Marcello Foa, giornalista, saggista, docente di comunicazione all’Università Cattolica di Milano e all’USI di Lugano, fondatore di Liberti Media, all’interno dell’Amministrazione, dove il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio sono cattolici, ma anche in quella opinione pubblica cristiana che si è stracciata le vesti per l’immagine in cui lo stesso Trump si identifica con Gesù.


Anche questa vicenda potrebbe contribuire a una cocente sconfitta trumpiana alle elezioni di midterm, aprendo la strada anche a una procedura di impeachment da più parti invocata e che diventerebbe probabile con un Congresso a maggioranza democratica. Intanto il presidente USA deve fare i conti anche con certe prese di posizione di Netanyahu contro i cristiani in Medio Oriente.

Finora il Papa era forse l’unico che non era stato criticato da Trump, dal quale ora è arrivato un attacco frontale: un segno di debolezza? Il presidente americano ormai vede nemici dappertutto?

È evidente che chiunque osi contraddire Trump su qualunque punto viene ricoperto di insulti. Lo abbiamo visto con gli alleati europei definiti codardi. Sono diversi gli episodi di minacce scriteriate e un po’ impulsive, ma si pensava che avrebbe evitato un attacco così brutale nei confronti del Pontefice. Non solo, lo ha accompagnato anche con un meme nel quale il presidente americano si identifica con Gesù. Sarebbe di cattivo gusto fatto da qualunque cittadino, ma se il responsabile è il presidente USA lascia letteralmente esterrefatti.

Trump, però, non è nuovo a messaggi sopra le righe. Come mai è arrivato a tanto?

Sembra sia preda di uno stato di ira costante o forse non regge lo stress della Casa Bianca: i suoi sono comportamenti inspiegabili. Un conto è prendersela in campagna elettorale con Joe Biden, Hillary Clinton o Kamala Harris, ma da presidente non ci si può comportare così a livello internazionale.


Trump dice che Leone XIV è un debole e un incapace quanto alla politica estera, ma sostiene anche di averlo messo lui in quella posizione. Ha cercato anche di influire sul Conclave? Se fosse vero avrebbe almeno sbagliato candidato…

Che ci potesse essere una sorta di gradimento o di passaparola favorevole a questo Papa, può anche darsi, ma il Conclave risponde a logiche imperscrutabili. Che sia stato Trump a mettere il cardinale Prevost nella posizione in cui si trova ora è veramente una forzatura. Leone XIV è molto diverso da Bergoglio, è più moderato, più prudente, vuole essere un Pontefice che concilia, se vogliamo metterla in termini più politici si è spostato più al centro rispetto a Francesco e questo a Trump andava bene. Almeno fino alle ultime ore. Ma non può vantare l’elezione del Papa.

Questa presa di posizione segna una rottura con la comunità cattolica?

Trump è così impulsivo che non calcola le conseguenze dei suoi gesti. Tutta la comunità cattolica negli USA ma anche cristiana in genere, di fronte a lui che si paragona a Gesù Cristo, non si è messa a ridere. Ci sono innumerevoli messaggi sui social provenienti dal mondo cristiano, quindi non solo cattolico, nei quali si dice che ha superato la linea rossa, che la sua è blasfemia, che è andato troppo in là e non si può paragonare a Gesù. L’impressione è che Trump si stia rifugiando nella cerchia di certi fanatici evangelici, come Paula White-Cain, cristiani sionisti, che però rappresentano una piccola minoranza degli Stati Uniti. E questo può raffreddare chi era solo simpatizzante del presidente o far ricredere chi aveva dei dubbi sullo stesso Trump.

Dà l’idea di essere fuori controllo?


L’impressione è che non calcoli la portata di quello che sta facendo. Quando gli viene in mente qualcosa lo pubblica sul suo social Truth. Un dettaglio che pochi sanno, riportato dal Corriere della Sera, è che Trump rilascia interviste perché i giornalisti hanno il suo cellulare, provano a chiamarlo e spesso capita che lui risponda, una cosa che non si è mai vista prima nella storia della diplomazia, neanche negli Stati Uniti. È abituato a rilasciare dichiarazioni come faceva quando era un ospite fisso dei talk show. Però un conto è parlare in TV da libero opinionista che deve fare ascolto, un conto è essere capo della Casa Bianca.

Il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato USA Marco Rubio sono cattolici: le dichiarazioni di Trump sul papa influiranno sui rapporti interni all’Amministrazione? Più del 20% dei rappresentanti eletti al Congresso sarebbero cattolici, sia tra i dem sia tra i repubblicani: cosa penseranno del loro presidente?


Non credo che ci saranno divisioni nell’amministrazione Trump: dalle indiscrezioni uscite su come è stata decisa la guerra abbiamo avuto la conferma che chi muove obiezioni al presidente lo fa con mille precauzioni oppure tace perché teme le sue reazioni. Vance non si metterà contro Trump, ma in questa situazione si crea una sorta di vuoto intorno al presidente: tutti saranno molto prudenti e tenderanno a non riconoscere più l’autorevolezza necessaria per un capo dello Stato. Poi Trump se ne accorgerà alle elezioni, perché se si continua di questo passo i democratici stravinceranno, con molti voti anche dei repubblicani.

Il presidente ha fatto riferimento anche alle prese di posizione dei vescovi sul trattamento riservato ai migranti: le divergenze con la Chiesa cattolica sono su tutta la linea politica dell’Amministrazione?

L’uomo non ammette contraddizioni e chiunque obietti sulla sua idea del momento, anche se poi le cambia spesso, viene considerato un nemico. Questa è la chiave di lettura: Trump non accetta alcun tipo di obiezione.


Queste sue prese di posizione possono costargli l’impeachment?

C’è chi dice che si potrebbe arrivare a un impeachment di fatto per manifesta incapacità ricorrendo al 25esimo emendamento. Più probabile invece che i democratici, se dovessero vincere ampiamente alle elezioni di midterm, seguano una procedura di impeachment ordinaria. Di certo Trump riesce a far storcere il naso a tutti, in primis a larga parte della sua base. Basti pensare all’ondata di insulti contro i giornalisti che inizialmente lo hanno appoggiato, come Tucker Carlson e Alex Jones.


Le tensioni tra Vaticano e USA sarebbero datate: l’incontro al Pentagono dove sarebbe stato convocato il nunzio apostolico a Washington è di gennaio scorso. Il fuoco cova da tempo sotto la cenere?

Sembra che abbiano ridimensionato l’episodio dicendo che è stata una visita di prassi, ma non sappiamo se questa versione sia vera o falsa, anche perché il Vaticano vuole rimettere a posto le cose. Ma l’atteggiamento di Trump la dice lunga su cosa può succedere a chi è in disaccordo con lui.

Le parole di Leone XIV in questi giorni sono state molto chiare, ha detto che non si può pregare con le mani insanguinate e che chi è cristiano non tira le bombe: continuerà su questa linea, ma cercherà di evitare comunque di compromettere i rapporti con gli USA?

Penso che l’incidente diplomatico verrà riassorbito. Non credo neanche a una vera rottura dei  rapporti col Papa e col Vaticano, tra un po’ a Trump passerà. Leone XIV ha reagito molto bene, sostenendo che in quanto capo religioso non si mette a polemizzare con un politico. C’è però un altro fatto da considerare.


Quale?

Trump è iper appiattito sulle posizioni di Netanyahu, e bisogna tenere conto di quello che ha fatto il premier israeliano alla Basilica del Santo Sepolcro, del bombardamento delle comunità cristiane in Libano, delle difficoltà che hanno avuto le comunità cristiane a Gaza e in Cisgiordania. Tutto si tiene. La mia speranza, per il bene di tutti, è che passata questa fiammata entrino in gioco le diplomazie per ricomporre la situazione.


intervista di Paolo Rossetti a Marcello Foa


 
 
 

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